Sono in una bolla.

Ricordo la prima volta che misi su carta quest’immagine di me in una bolla.
Era l’ ultimo anno di liceo e ci chiesero di preparare una tesina diversa, personale.
Insomma, non la solita mappa a cui collegare tutte le materie, ma sceglierne solo una che sapesse raccontare di noi. Così, se da una parte tirai un sospiro di sollievo (l’unica certezza per collegare Geografia erano infatti solo quelle benedette barbabietole da zucchero coltivate ovunque che ti salvavano però ad ogni interrogazione), dall’altra ricordo che pensai: e adesso?
Io non so parlare di me, sono una frana. E che materia mi rappresenta poi?

IL PANICO.

E poi zaaac: durante una lezione (prof perdonami se non ti stavo minimamente calcolando), l’illuminazione.
L’idea prese forma e non potei far altro che accoglierla, raccontando della mia più grande passione, l’equitazione, coniugata alla mia materia preferita, la Filosofia.

Frontespizio tesina con una mini Avventurina ed il suo cavallo | © Avventurina

Bando alla modestia, feci dei collegamenti p-a-z-z-e-s-c-h-i tra questi due mondi. Ma questa è un’altra storia e non è questo il punto.
Il punto è l’immagine di me in una bolla.

Provai a descrivere a qualcuno che non mi aveva mai nemmeno visto e che non sapeva assolutamente nulla di me, che cosa rappresentasse l’equitazione nella mia vita, ed uscì una cosa del genere.

Oggi mi sono ritrovata a pensarci, in senso più generale.
Negli anni sono cambiate tante cose e la bolla ha dovuto allargarsi e deformarsi per potersi adattare alle novità.
Spesso hanno cercato persino di romperla ma lei niente oh, ero più resistente di qualunque altra cosa.
Improvvisamente è diventata sempre più piccola, ma nonostante tutto, era ancora lì.
Crescendo poi ho fatto entrare in quella bolla altre cose che mi rendevano felice, persone che mi sanno proteggere e dare la forza quando sto per mollare, ricordi e momenti che mi fanno ridere di gusto e mi fanno apprezzare quello che ho di bello.
Le cose brutte sono sempre lì anche loro, quelle stronze, che mi guardano storto e ogni tanto infilano un piede nella bolla. Ma mi sto esercitando per guardarle male anche io e mandarle via.

Tra pochi giorni la mia bolla avrà l’ennesimo scossone: sarà letteralmente invasa da valige e pensieri, un nuovo portachiavi e una routine diversa, da autobus che non passeranno ed avventure eterne.
Prenderà una forma diversa e chissà, secondo me sarà ancora più forte di prima.

La mia preziosa bolla di sapone, tutta acciaccata e rattoppata ma sicuramente vissuta, mia, bellissima con i suoi difetti, combattiva sempre e comunque.

Fatevi sotto cose brutte, sono pronta.

 

 

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